Dalla Terra Inquieta, incontro con Massimiliano Gioni

Redazione - 5 Luglio 2017

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Fino al 20 agosto la Triennale di Milano e la Fondazione Nicola Trussardi presentano La Terra Inquieta, mostra ideata e curata da Massimiliano Gioni, frutto della collaborazione tra le due istituzioni.

La mostra prende a prestito il titolo da una raccolta di poesie dello scrittore Édouard Glissant, da sempre affascinato dalle problematiche della coesistenza di culture diverse, e vuole raccontare il presente come un territorio instabile, fatto di narrazioni e tensioni. Attraverso le opere di una sessantina di artisti provenienti da oltre 40 paesi del mondo, la mostra parla delle trasformazioni epocali che stanno segnando lo scenario globale e la storia contemporanea, focalizzandosi in particolare sulla rappresentazione della migrazione e della crisi dei rifugiati. In questo video realizzato da Bed and Art è possibile ripercorrere la rassegna attraverso le parole del curatore e alcuni filmati della Guardia Costiera Italiana e della Ong Moas di Malta.

L’intervista di Bed and Art è apparsa per:

Exibart

InsideArt

“Il centro della mostra è la questione del diritto all’immagine e della dignità dell’immagine”, ci spiega Gioni. “Nella storia del Novecento e di questo nuovo secolo abbiamo assistito molte volte alla ridefinizione di ciò che è lecito rappresentare e di chi ha il diritto di rappresentare cosa” – aggiunge il curatore della Fondazione Nicola Trussardi e del New Museum di NewYork – e questi momenti di solito combaciano con momenti di crisi come le guerre, ma anche con questa sorta di guerra silenziosa che si combatte ogni minuto nella ridefinizione dei confini e in particolare nella configurazione dell’Europa”.

Mentre i media e la cronaca ufficiale raccontano di guerre e rivoluzioni viste a distanza, molti artisti conoscono e descrivono in prima persona il mondo da cui provengono i migranti e per questo ne parlano con il senso di responsabilità di chi vuole restituire la complessità di un evento drammatico senza incorrere nelle consuete banalizzazioni e nei sentimentalismi ai quali siamo abituati dai tradizionali canali di informazione. Il risultato sono opere d’arte in cui i codici tradizionali del giornalismo e della narrazione documentaria si accompagnano ad approcci più vicini a quelli della letteratura, dell’autobiografia e della finzione.

Artisti:
Adel Abdessemed, John Akomfrah, Pawel Althamer, Francis Alÿs, El Anatsui, Ziad Antar, Kader Attia, Brendan Bannon, Yto Barrada, John Berger e Jean Mohr, Alighiero Boetti, Anna Boghiguian, Andrea Bowers, Tania Bruguera, Banu Cennetoğlu e Nihan Somay in collaborazione con UNITED for Intercultural Action, Phil Collins, Comitato 3 Ottobre, Constant, Thierry De Cordier, La Domenica del Corriere, Forensic Oceanography / Charles Heller e Lorenzo Pezzani, Meschac Gaba, Charles Gaines e Ashley Hunt per Gulf Labor Artist Coalition, Giuseppe “Pinot” Gallizio, Rokni Haerizadeh, Ramin Haerizadeh e Hesam Rahmanian, Manaf Halbouni, Mona Hatoum, Lewis Wickes Hine, Thomas Hirschhorn, Wafa Hourani, Pravdoliub Ivanov, Khaled Jarrar, Isaac Julien, Hiwa K, Yasmine Kabir, Šejla Kamerić, Bouchra Khalili, Runo Lagomarsino, Dorothea Lange, Zoe Leonard, Glenn Ligon, Liu Xiaodong, Ahmed Mater, Steve McQueen, Aris Messinis, multiplicity, Paulo Nazareth, Adrian Paci, Maria Papadimitriou, 2016 Pulitzer Prize for Breaking News Photography (Daniel Etter, Tyler Hicks, Mauricio Lima, Sergey Ponomarev), Marwan Rechmaoui, Hrair Sarkissian, Thomas Schütte, Hassan Sharif, Augustus Sherman, Xaviera Simmons, Mounira Al Solh, Hamid Sulaiman, Rayyane Tabet, Pascale Marthine Tayou, Wolfgang Tillmans, Andra Ursuta, Danh Võ, Henk Wildschut, Zarina.

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